Il giardino umanistico

Si parla tanto di giardini giapponesi, feng shui, filosofie orientali. Si parla tanto di prati e parchi all'inglese e di giardini annessi a castelli e ville francesi. Pensando sempre che questi siano ricchi di significato e storia, purtroppo si dà per scontato il fatto che i nostri giardini e la loro origine non lo siano, tanto che mai si parla di proporre o riprodurre nei progetti di nuove architetture il "giardino italiano". Quasi come se non fosse mai esistito o fosse un corredo di poca importanza alle dimore storiche sul nostro territorio, non se ne parla, non si conosce. Non se ne conosce l'origine, nè il significato.

La trasformazione del giardino e l'evoluzione della villa si deve al cambiamento della visione riguardante il mondo nel periodo rinascimentale italiano. La nascita del pensiero umanista trasforma il modo di vedere le cose e il mondo circostante. Gli umanisti si ispirano alle nuove seduzioni del paesaggio, e si riappropriano dell'otium classico tipico del periodo romano. Buona parte dei grandi giardini rinascimentali sono anche giardini umanistici, con le loro allegorie e i loro significati. 
In quel periodo si passa da una visione del mondo, delle persone e del paesaggio che va degli auctores medievali chiusi in celle e cellette, chini sui libri, intenti a cogliere lo spirito santo, ad una visione molto più "aperta" sia per spazi sia per mentalità, dove la villa, secondo Erasmo (Convivium religiosum), è il luogo destinato al banchetto della mente, dove l'Io viene ripristinato e dove la natura comunica con noi e non è più muta ed estranea. Ciò che si coltiva nella villa è l'anima non meno dei campi, innestando la cristianità su una base classica. 
L'appropriazione dell'otium classico a fini cristiani era già stata anticipata in parte nel Medioevo, soprattutto da forme di aggregazione monastiche. Va da sé che molte delle ville rinascimentali derivino proprio dalla trasformazione di queste realtà, aprendosi al mondo, ma mantenendo corti e chiostri chiusi con al centro una fontana, a simboleggiare la centralità del Cristo, nido dell'anima e paradiso della desolazione di questo mondo. 

Il vero rivoluzionario è Lorenzo il Magnifico, che decide, grazie ai suoi architetti, di abbandonare le forme del castello francese, composto fino ad allora (anni '50 del XV sec) da grossi corpi di fabbrica centrali e torri agli angoli. Egli vuole aprirsi, con finestre, scalinate e loggiati, verso il paesaggio, in modo da poter godere del mondo, facendo si che l'occhio possa spazzare liberamente su "ameni paesaggi, radure fiorite, pianori distesi, boschi ricchi di ombra o limpidi ruscelli" (De Re Aedificatoria, IX, 2). Ci si riappropria, sia in letteratura che nei giardini, del senso dello spazio, del suo significato, che dà la speciale sicurezza che anima i giardini e i giardinieri del rinascimento. Nonostante la costante e sempre vicina cultura classica, "l'arte dei giardini rinascimentali non punta ad una mera imitazione delle abitudini e dei giardini, ma punta a trasformarla facendo un proprio modello, facendo propri quei principi grazie ai quali l'umanità degli antichi possa essere coltivata all'interno del proprio mondo e della propria particolare sensibilità." 

Il giardino rinascimentale punta da un lato, grazie alle scoperte archeologiche e all'avanzamento di questa disciplina, a rinnovare, per facoltosi committenti lo splendore degli antichi imperatori romani; dall'altro lato punta invece, grazie alle ville moderne, a rinnovare e a perpetuare un paesaggio che persiste, come concetto stesso della Urbs Aeterna, soprattutto in quei posti dove la preesistenza di giardini e ville era nota sia dall'antichità, come al Pincio o a Napoli. 
L'ampio utilizzo della simbologia astrologica e delle stagioni, testimoniano, non solo la salubrità, secondo i temi classici, di un luogo, ma anche l'armonia cosmica "nella quale si riconciliano gli opposti in conflitto, armonia in cui ad ogni ambito è concessa un'appropriata possibilità di sviluppo." 
Nel giardino rinascimentale l'ordine cosmico non è cosa che debba essere decodificata tramite un processo di astrazione Esso è realizzato, reso attuale, nella sostanza del mondo fisico, nelle vedute, nei suoni nei profumi, nelle trame della sua struttura. 

Tre elementi progettuali rendono evidente la trasformazione rispetto al giardino medievale: il bosco, l'acqua e lo spazio. 
I Parterre rinascimentali non vengono collocati all'interno di mura come i predecessori monastici, ma vengono creati a delimitare i boschi, creando contrasto tra geometrie, aree boscate e paesaggio coltivato all'orizzonte. 
Spesso la fecondità delle forze della natura vengono raffigurate grotte, cascate e ninfe assopite. Generano suoni, colori, contrasti. Il potere di deviare e incanalare le energie (acqua), di renderli fonte di spettacoli e di vita feconda, viene testimoniata come magnificenza principesca. 
L'occhio viene spinto a vedere la magnificenza dello spazio, ad appropriarsi dello stesso in un unicum che nel Medioevo non accadeva. Il cortile del Belvedere in Vaticano ne è l'esempio per eccellenza, dove Raffaello veicola lo sguardo verso tre grosse terrazze organizzate su un asse, l'occhio, attraverso dei cerchi concentrici rispetto al proprio punto di vista, si concentra fino a soffermarsi sull'infinito, eliminando i muri come confine di un giardino, ma trasformando la visione stessa , come fine di un giardino. Diventa così prototipo dei giardini cinquecenteschi, dove il giardino va a intagliare una porzione di territorio che viene unificata da un ciò asse che lega Parterre, boschi e paesaggio in un'unica armonia in uno aspectu con la complicità dell'osservatore. 

Per approfondire l'argomento vedi "M. Mosser, G. Teyssot - L'architettura dei giardini d'occidente. Electa, Milano, 2005"

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